Milano: Mostra di dipinti e acquerelli di Giorgio Griffa
Mostra di dipinti e acquerelli di Giorgio Griffa inaugurazione martedì 26 ottobre 2010 ore 18 27 ottobre 2010 - 29 gennaio 2011 chiusura ...Mostra di dipinti e acquerelli di Giorgio Griffa
inaugurazione martedì 26 ottobre 2010 ore 18
27 ottobre 2010 – 29 gennaio 2011
chiusura dal 24 dicembre al 6 gennaio; orari: dal martedì al sabato 10-13 15-19
Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea
Via Senato, 24 20121 MILANO Tel/Fax 02 780918
info@guastalla.com www.guastalla.com
Con questa mostra Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea presenta l’ultimo ciclo di opere di Giorgio Griffa, in cui l’artista si interroga sul tema del rapporto tra arte e scienza; dell’ignoto e del mistero e del modo di sondarli senza togliere loro quel velo senza il quale si dissolverebbero; del ponte che lega la sapienza antica alla nostra condizione odierna. Di questi argomenti Giorgio Griffa discute in un appassionante dialogo con il filosofo Giulio Giorello, pubblicato in catalogo.
La divina proporzione, o rapporto aureo, formalizzata matematicamente da Euclide ma conosciuta gia empiricamente dagli assiro-babilonesi, dagli antichi egizi, dai greci dell’epoca classica, è quel calcolo secondo cui dividendo un segmento in due parti, l’intero sta al maggiore come il maggiore sta al minore. Generazioni di artisti, tra cui Piero della Francesca, hanno affidato a questa proporzione la ricerca dell’equilibrio e dell’armonia nelle loro immagini.
Il valore esatto di questa “divina proporzione” è un numero infinito, che i matematici definiscono “irrazionale”, 1,618033988749894848204586834365638117720309179805762862135448622705260462818…….
Un numero che diventa un modo per conoscere l’infinito, lasciandone intatto il mistero, percha©
“1 non diventera mai 2.
1,6 non diventera mai 1,7. E 1,61 non diverra mai 1,62.
Il numero non avanza nello spazio neppure di un millimetro.
Se pongo come metro la misura di 1, la misura dei millimetri è 1,618, che non sara mai 1,619.
Appunto non procede.
Si avvita nell’ignoto”.
Un numero che ricorre in tutte le tele di questo nuovo ciclo, con il suo carico di indeterminazione, di incompiutezza, di apertura all’infinito, con la sua quota di ignoto non svelabile, un numero che procede da 2300 anni senza mai fermarsi, e che ci lega con un filo continuo al nostro passato remoto.
La pittura di Griffa nasce, come racconta l’artista, quando abbandona le figure, divenute ormai superflue, sovrapposizioni della pittura stessa ed ad essa estranee, senza però aderire all’astrattismo o all’informale. Piuttosto, nei dipinti di Griffa è la pittura stessa e la sua memoria millenaria a condurre la mano del pittore in un rapporto paritetico in cui non è l’artista a dominare ma diventa strumento del divenire, anzicha© imitatore della Creazione.
“E mi sento, seppur eretico, figurativo, astratto e informale, tutto insieme. Figurativo percha© sono figure i segni che si inseguono sulla tela narrando il loro divenire, e percha© la rappresentazione della natura persiste per metafora, il ritmo, la commistione di tempo e spazio, la intelligenza della materia che si confronta con quella dell’uomo, le societa di segni disegnate sulla tela, eguali eppur diversi l’uno dall’altro in analogia del mondo organico e inorganico, uomini o cavalli, foglie o cristalli.”
In queste nuove tele Griffa segue con la sua mano il percorso infinito del numero aureo, cui l’umanita sembra aver affidato una “memoria profonda dell’ignoto, dell’infinito, dell’indicibile”. Un numero che rappresenta questa memoria millenaria.
“Un passo più in la del far di conto, così come la pittura è un passo più in la del disegno di una mela”.
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Pubblicato: 3/9/2010 alle 17:47
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